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Sistemi IT

Sala server: requisiti, temperatura, normativa e sicurezza

Sala server: requisiti, temperatura, normativa e sicurezza

Per molte aziende, una server room rappresenta ancora una zona dedicata dei propri uffici dove sono allocati dei dispositivi informatici.

Che sia stata progettata nativamente per questo scopo oppure sia stata realizzata strada facendo con l’aumento delle esigenze tecnologiche dell’impresa, la sala server deve rispettare alcune regole per il corretto funzionamento degli apparati che ospita.

Capire l’organizzazione e le necessità di una server room ti aiuterà a mantenerla efficiente, correttamente funzionante e a limitare i possibili malfunzionamenti.

Che cos’è una sala server

In parole semplici, una sala server è lo spazio dedicato a ospitare specifici dispositivi informatici: i server.

panoramica di una server room

I server sono apparati (computer) dedicati a specifiche funzioni come la condivisione di documenti, la fornitura di software specifici (contabilità, magazzino, gestionali…), l’archiviazione di file, la pubblicazione di siti web o servizi, l’accesso alle stampanti e via dicendo.

Comunemente, in una sala server troverai:

  • armadi rack: strutture di metallo a forma di armadio con porta a vetri che contengono i server
  • server (naturalmente!): possono avere varie forme, come per esempio quella di un classico pc fisso, ma i più diffusi sono i rack (le “slitte”, come vengono chiamate dai tecnici), che assomigliano a cassetti di metallo
  • router, switch e firewall: apparati che servono per gestire il traffico di rete, per esempio l’accesso da e verso Internet
  • cablaggi di tutti i tipi

Siccome il funzionamento dei server deve essere continuo, senza interruzioni, l’area che li ospita deve considerare una serie di accorgimenti, sia per permettere ai dispositivi di mantenersi efficienti, sia per rispettare specifici requisiti di legge.

Vediamoli di seguito.

Sala server, sala CED e data center: che differenza c’è

Nei documenti aziendali italiani troverai spesso l’espressione sala CED. CED sta per Centro Elaborazione Dati: è il nome con cui, nell’informatica aziendale italiana, si è storicamente indicato il reparto che gestiva i sistemi informatici dell’impresa, e per estensione il locale che li ospitava.

Oggi i tre termini si usano quasi come sinonimi, ma una distinzione pratica esiste e vale la pena conoscerla:

  • Sala server (o server room): il locale tecnico di un’azienda che ospita i propri server. Parliamo di pochi metri quadri, da uno a una decina di rack. È la situazione più diffusa nelle PMI.
  • Sala CED: nell’uso italiano indica più o meno la stessa cosa, con una sfumatura organizzativa in più: non solo la stanza, ma l’insieme delle risorse informatiche centralizzate dell’azienda.
  • Data center: una struttura progettata fin dall’origine per ospitare apparati informatici, spesso di terzi, con ridondanza su alimentazione, raffreddamento e connettività. Qui si parla di centinaia o migliaia di metri quadri e di livelli di affidabilità certificati.

La differenza non è solo di dimensioni. In un data center la continuità del servizio è garantita da sistemi ridondanti su ogni componente critico; nella sala server di un’azienda, quasi sempre, un singolo guasto al condizionatore o un’interruzione di corrente prolungata bastano a fermare tutto. È un punto da tenere presente quando valuti se conservare l’infrastruttura in casa o spostarla altrove.

Temperatura ideale della sala server

Il riferimento internazionale in materia sono le linee guida termiche di ASHRAE, l’associazione americana degli ingegneri di riscaldamento e condizionamento che di fatto ha fissato lo standard per i centri di calcolo. Per le apparecchiature più comuni, quelle di classe A1, ASHRAE indica un intervallo raccomandato fra 18 e 27 °C e un intervallo ammissibile fra 15 e 32 °C.

sistemista davanti a un rack che tiene sotto controlla la temperature dei server

Il motivo di una forbice così ampia è che i server moderni tollerano temperature più alte di quelle a cui eravamo abituati dieci anni fa, e tenere la stanza a 18 gradi quando basterebbero 24 significa pagare una bolletta elettrica più salata senza alcun beneficio. Nella pratica, per una server room aziendale di piccole dimensioni, un valore fra i 20 e i 24 gradi è un buon compromesso fra sicurezza degli apparati e consumo dell’impianto di climatizzazione.

C’è però un dettaglio che fa la differenza e che quasi nessuno considera: la temperatura va misurata all’aspirazione dei server, cioè davanti agli armadi rack. L’aria che il server respira può essere di diversi gradi più calda della media del locale, soprattutto se i rack sono affiancati senza una separazione fra il lato freddo e il lato caldo. Se metti un solo sensore, mettilo lì. Anche l’umidità conta. Viene raccomandato un intervallo intorno al 40-60% di umidità relativa, mentre la fascia ammissibile è più ampia.

Climatizzazione sala server

I server e gli altri apparati informatici presenti nella stanza generano molto calore.

Per mantenere una temperatura costante e adeguata ed evitare danni a queste apparecchiature, devi prevedere l’installazione di un impianto di condizionamento della sala server.

Per piccole stanze può essere sufficiente un piccolo split, mentre per i data center esistono soluzioni di raffreddamento specifiche, più sofisticate e performanti.

Pavimento sopraelevato sala server

Per stanze server di dimensioni più grandi può essere interessante valutare la posa di un pavimento flottante sopraelevato, che permette un più semplice passaggio dei cavi necessari al funzionamento di tutta la sala server, compresi quelli relativi all’impianto di condizionamento.

Sanificazione sala server

Un aspetto da non sottovalutare riguarda la pulizia dei locali tecnici. Vista la centralità dei servizi erogati da questi apparati, sarebbe opportuno far eseguire le pulizie di queste aree a personale con esperienza che utilizzi strumenti specifici per apparecchiature informatiche e adoperi prodotti con un’efficace azione antistatica per evitare il deposito di polvere.

Normativa antincendio sala server

I server sono apparecchiature elettriche in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro, spesso in un locale chiuso e non presidiato. La protezione antincendio non è quindi un adempimento burocratico da spuntare: è ciò che separa un principio d’incendio circoscritto dalla perdita dell’intera infrastruttura.

Quale estintore tenere in sala server

Qui la scelta dell’agente estinguente conta più di quanto immagini. L’estintore a polvere spegne bene, anche sugli incendi di origine elettrica, ma lascia un residuo finissimo e corrosivo che si infiltra in ogni fessura degli apparati: dopo lo scarico, i server e gli switch investiti sono nella pratica da sostituire, anche quelli che l’incendio non aveva nemmeno sfiorato. Il danno da spegnimento, insomma, supera quello dell’incendio.

Per questo motivo, accanto ai rack si tengono di norma estintori ad anidride carbonica (CO2): spengono senza lasciare residui e non compromettono l’elettronica. Vanno però usati con attenzione, perché in un locale piccolo e chiuso l’anidride carbonica riduce l’ossigeno disponibile. Vale la pena ricordarlo alle persone che potrebbero trovarsi a usarli.

Attenzione: questo non significa eliminare gli estintori previsti dalla valutazione dei rischi dell’edificio. Significa aggiungere, nel locale tecnico, il presidio adatto a ciò che contiene. La scelta finale spetta al tecnico abilitato che ha redatto il progetto antincendio.

Impianti fissi di spegnimento: quando servono davvero

Un estintore portatile presuppone che qualcuno sia lì per usarlo. Ma un locale tecnico resta spesso non presidiato per molte ore al giorno, di notte e nei fine settimana, e proprio in quelle ore gli apparati continuano a funzionare. È il caso in cui serve un impianto fisso di spegnimento a saturazione, che rileva il fumo, dà l’allarme e satura l’ambiente senza alcun intervento umano.

Gli agenti utilizzati in questi impianti si dividono in due famiglie: i gas inerti (argon IG-01, azoto IG-100 e le loro miscele IG-55 e IG-541), che agiscono abbassando l’ossigeno fino al punto in cui la combustione non si sostiene più, e i gas chimici come l’FK-5-1-12 o l’HFC-227ea, che sottraggono calore alla fiamma. In entrambi i casi non restano residui e le apparecchiature non subiscono danni.

La norma tecnica di riferimento per la progettazione, l’installazione e la manutenzione di questi sistemi è la UNI EN 15004. Un dettaglio da conoscere prima di chiedere un preventivo: gli impianti a gas inerte sono progettati per poter essere scaricati anche in locali in cui si trovino persone, mentre quelli ad anidride carbonica raggiungono concentrazioni incompatibili con la presenza umana e richiedono quindi procedure di allarme e evacuazione più rigide.

La normativa di riferimento

Sul fronte normativo, il testo da tenere presente resta il Codice di prevenzione incendi, il Decreto Ministeriale del 3 agosto 2015 e successive modifiche, che definisce l’approccio prestazionale alla progettazione antincendio. A questo si affiancano la già citata UNI EN 15004 per gli impianti a gas e, sul piano della sicurezza sul lavoro, gli obblighi generali di valutazione del rischio. Un’avvertenza doverosa: gli obblighi concreti dipendono dall’attività svolta, dalle dimensioni del locale e dalla presenza di altre lavorazioni nell’edificio. Nessun articolo può sostituire la valutazione di un professionista antincendio. Quello che puoi fare tu è arrivare a quel confronto sapendo quali domande porre.

Altri accorgimenti per una server room efficiente

Sistema di gestione dei cavi

I diversi dispositivi sono collegati tra loro attraverso cavi di vario tipo: cavi di rete, cavi di alimentazione, etc. Contatta un elettricista che ti sistemi questa massa di cavi per evitare banalmente di inciamparci, ma anche per motivi estetici e di sicurezza.

Sicurezza: limita l’accesso alla sala server

Fai in modo che in questa stanza possa entrare soltanto il personale autorizzato, sia per le competenze necessarie per gestire i dispositivi, sia per il valore degli apparati presenti nella stanza.

Puoi limitare l’accesso in molti modi, probabilmente sarà sufficiente una porta chiusa a chiave, mentre la scansione biometrica del volto lasciala ai film per ora 😊

Sistema di alimentazione ridondante

L’interruzione improvvisa di energia elettrica ha due conseguenze negative:

  • fa cessare il funzionamento dei server, per cui gli utenti non potranno più utilizzare servizi come archiviazione dei documenti digitali, accesso ai file condivisi, utilizzo delle stampanti di rete e dei software installati sui server, navigazione Internet e così via
  • lo sbalzo di tensione può danneggiare l’hardware presente nei server (processori, schede madri, dischi) oppure a loro collegati (monitor, stampanti, nas).

Per evitare queste problematiche, puoi far installare un UPS (un gruppo di continuità), un apparato che riesce a fornire l’alimentazione elettrica quel tanto che basta per evitare lo sbalzo di tensione, mantenere l’alimentazione per un breve periodo e procedere eventualmente a spengere le apparecchiature con tranquillità qualora l’elettricità non ritorni in qualche ora.

Monitorare la sala server: cosa tenere sotto controllo

Tutti gli accorgimenti visti finora hanno un limite comune: funzionano finché qualcuno se ne accorge. Un condizionatore che si ferma il venerdì sera non avvisa nessuno, e il lunedì mattina trovi i server spenti per protezione termica, e questo nel migliore dei casi.

Un sistema di monitoraggio ambientale risolve il problema con pochi sensori e una regola semplice: se un valore esce dai limiti, qualcuno riceve un avviso. Ecco cosa vale la pena tenere sotto controllo in una sala server aziendale:

  • Temperatura e umidità, misurate all’aspirazione dei rack, con soglia di allarme prima del punto critico
  • Presenza di acqua sul pavimento: una perdita dal circuito del condizionatore o da una tubazione che passa nel controsoffitto è più frequente di quanto si creda
  • Apertura della porta e accessi al locale, utile sia per la sicurezza sia per capire chi è entrato prima di un guasto
  • Stato dell’UPS: carica delle batterie, passaggio in emergenza, autonomia residua
  • Assenza di alimentazione elettrica, con notifica immediata via email o messaggio

Il vantaggio non è solo evitare il disastro. Avere lo storico dei valori ti permette di accorgerti che la temperatura media è salita di tre gradi negli ultimi sei mesi: è il segnale che il condizionatore sta perdendo efficienza e va controllato prima che si fermi del tutto. È la differenza fra manutenzione programmata e intervento d’emergenza.

Checklist: la tua sala server è in ordine?

Fai un giro nel locale con questo elenco. Se rispondi «no» a più di tre domande, vale la pena una valutazione tecnica.

  1. La temperatura all’aspirazione dei rack resta stabile fra i 18 e i 27 °C, anche nei mesi estivi?
  2. Esiste un sensore che misura temperatura e umidità e invia un allarme quando escono dai limiti?
  3. Il locale ha un impianto di climatizzazione dedicato, indipendente da quello degli uffici?
  4. Gli estintori presenti nel locale sono adatti alle apparecchiature elettroniche?
  5. L’accesso alla stanza è limitato al personale autorizzato?
  6. Tutti gli apparati critici sono collegati a un gruppo di continuità con autonomia sufficiente a uno spegnimento ordinato?
  7. Le batterie dell’UPS sono state verificate negli ultimi dodici mesi?
  8. I cavi di rete e di alimentazione sono separati, ordinati ed etichettati?
  9. Nel locale sono conservati solo apparati informatici, senza scatoloni, materiale di cancelleria o archivi cartacei?
  10. Esiste un backup dei dati conservato fuori dalla sala server?

L’ultima domanda è quella che pesa di più. Una sala server perfetta non serve a niente se l’unica copia dei dati si trova dentro quella stessa stanza: un incendio, un allagamento o un furto la porterebbero via insieme a tutto il resto.

Sala server, ne vale la pena?

Come hai visto, sono molti gli aspetti critici da tenere in considerazione quanto appronti oppure ti trovi a gestire una server room.

Per questo, tieni presente anche la possibilità di avere questi servizi attraverso la tecnologia cloud.

cloud server

Non fermarti alla semplice riflessione sui costi. Considera anche la maggior scalabilità offerta dalla “nuvola”. Se la tua azienda cresce, l’area che hai riservato ai server potrebbe diventare insufficiente e trovare nei tuoi uffici uno spazio più grande da destinare a questi scopi potrebbe essere poco economico e complicato.

Se vuoi una consulenza sul passaggio ai servizi in cloud, contattaci per una consulenza.

Domande frequenti sulla sala server

Qual è la temperatura ideale in una sala server?

Le linee guida ASHRAE indicano un intervallo raccomandato fra 18 e 27 °C misurato all’aspirazione degli apparati, con un intervallo ammissibile fra 15 e 32 °C per le apparecchiature di classe A1. Per una server room aziendale, un valore fra i 20 e i 24 gradi è un buon punto di equilibrio fra sicurezza e consumi.

Quanto deve essere grande una sala server?

Non esiste una dimensione minima fissata per legge, e nemmeno un valore valido per tutti: dipende da quanti rack devi ospitare e da quanto sono profondi. Il criterio pratico è che si deve poter accedere comodamente sia al fronte sia al retro di ogni armadio, per la manutenzione e per non ostacolare il flusso dell’aria. Gli spazi liberi da rispettare attorno agli apparati sono indicati nel manuale di installazione dell’hardware che hai: è lì che vale la pena guardare prima di progettare il locale.

Serve per forza un impianto antincendio a gas?

Dipende dal valore di ciò che proteggi e dal tempo che la tua azienda può permettersi di restare ferma. Per un locale con pochi apparati e dati replicati altrove, gli estintori adatti e una buona rilevazione fumi possono bastare. Quando invece l’infrastruttura è critica, un impianto fisso conforme alla UNI EN 15004 è l’unica protezione che agisce anche di notte.

Meglio tenere i server in azienda o passare al cloud?

Non c’è una risposta valida per tutti. Pesano il tipo di applicativi che usi, la banda disponibile, i vincoli normativi sui dati e l’età degli apparati che hai già. La valutazione onesta si fa confrontando il costo complessivo su tre-cinque anni, non il canone mensile con la fattura dell’ultimo server acquistato.

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