Molti identificano il personal branding con l’autopromozione. Ma è corretto?

Fanno ricorso al personal branding i professionisti digitali, gli influencer ma anche un numero sempre crescente imprenditori e manager che intendono farsi conoscere da potenziali partner e clienti. Chi mira al successo non può farsi sfuggire:

Il termine brand, da cui trae origine l’espressione, è traducibile come marca o marchio, ossia la sintesi estrema del chi sei e cosa proponi, così come accade per le parole Nike o Mulino Bianco. Fare personal brandig non è semplicemente l’auto promozione di un individuo ma lavorare con consapevolezza, metodo e padronanza di strumenti alla riconoscibilità e identificazione di una persona.

Così come accade per una marca, entrano in gioco sul piano personale l’immagine da trasmettere di sé, il modo di essere percepiti e di comunicare col proprio pubblico in ogni occasione in cui ciò avviene, la conoscenza dei canali di comunicazione e degli strumenti di controllo sulle proprie azioni che tali canali mettono a disposizione.

Dunque non basta avere cose interessanti da dire, il carisma o una personalità travolgente, perché per fare personal branding in modo utile ed efficace occorre padroneggiare molti strumenti di comunicazione e di marketing. E bisogna fare attenzione a integrare questa strategia con le altre di marketing già in essere, qualora ve ne siano, per non compromettere i risultati già ottenuti.

Consapevolezza di sé e contenuti: le basi del significato del personal branding

Nel personal branding la consapevolezza di sé e l’avere contenuti da offrire sono paragonabili alla materia prima. Chi desidera utilizzarlo deve necessariamente dedicarci personalmente tempo ed attenzione. È il primo investimento richiesto, perché senza di essi non si può iniziare.

La consapevolezza di sé, del chi sei, è riassunta ed individuabile nella mission e nella vision che guidano la propria impresa, siano esse aziendali o personali (nel caso sia un singolo professionista). Analizzarle il proprio business a partire da esse aiuta a focalizzare valori, punti di forza e caratteristiche su cui impostare una strategia per distinguersi rispetto alla concorrenza.

Bisogna poi essere in grado di mostrare al proprio pubblico la propria competenza (cosa sai fare) e professionalità (come lo fai) attraverso dei contenuti originali, interessanti e coerenti: notizie, informazioni, curiosità, consigli, video, immagini… insomma materiale originale da pubblicare e condividere.

È in questo momento che si iniziara a circoscrivere il proprio target potenziale e porre degli obiettivi da raggiungere con l’azione di marketing che si intende intraprendere.

 

Costruire un personal branding ovvero mettere a punto una strategia

Si sa che per emergere e vincere la competizione del mercato non basta più solo puntare sulla bontà di ciò che si propone e sulla propria passione nel farlo, anche se questi sono i pilastri fondanti di ogni attività. Il gran numero di informazioni disponibili e la crescente facilità d’accesso ad esse, il moltiplicarsi dei canali di comunicazione e delle modalità di fruizione delle notizie impongono la messa a punto di una strategia specifica in grado di scegliere e coordinare gli elementi da chiamare in gioco.

Gli strumenti utilizzabili nel personal branding sono molti e vanno gestiti con attenzione per ottenere unl marketing mix vincente. Ne ricordiamo i principali:

  • Studio del target e della costumer journey, ovvero del pubblico a cui ci si vuole rivolgere e alle sue abitudini in modo da riuscire a raggiungerlo nel migliore dei modi
  • strategia editoriale, per la scelta dei contenuti, dei canali e dei tempi di pubblicazione
  • ottimizzazione SEO dei contenuti (Search Engine Optimization) per comparire per primi nei risultati del pubblico potenziale
  • storytelling, per modulare il tono e la fruibilità stessa dei contenuti
  • la comunicazione visiva, con attenzione anche alla UI (User Interface) della UX (User Experience)

La giusta selezione e attuazione della strategia porteranno verso il posizionamento di mercato desiderato.

Gestire il personal branding sui social media

Un personal branding che funzioni è oggigiorno per sua definizione social: deve far uscire le tematiche importanti per il proprio business dal blog e dai canali istituzionali di comunicazione aziendale e provocare delle reazioni. E l’ampia diffusione dei social network garantisce un facile accesso a pubblici piuttosto ampi e definiti.

Ma si fa presto a dire Youtube, Facebook, Instagram, Linkedin, Twitter, TikToK, Pinterest… Oltre a conoscere i canali social disponibili, le loro modalità di pubblicazione e gestione dei contenuti, occorre saper adattare il messaggio agli standard di quel canale, al tipo di pubblico che ha e a cosa normalmente vi si cerca.

Non basta muoversi in base alla propria esperienza. Serve monitorare e saper valutare nel tempo i risultati che si ottengono rispetto agli obiettivi che ci si era posti, in termini di visibilità, reazioni, lead generation e conversioni (i cosiddetti KPI). Occorrrono anche competenze specifiche per scegliere ed utilizzare uno tra i diversi cruscotti che gestiscono tempistiche di pubblicazione e KPI.

1. Il Personal Branding Manager utilizza dati sulla diffusione dei social media come quelli dell’istogramma ricavato dal Rapporto Casaleggio Associati 2020.

“Gli utenti dei social media a livello globale sono aumentati del 9,2% rispetto allo scorso anno, raggiungendo quota 3,8 miliardi, di cui 3,75 miliardi attivi da mobile.(…) In Italia le persone che utilizzano i social media sono 35milioni (il 58% della popolazione), come lo scorso anno, e di questi il 98% accede da mobile. (…) YouTube e il social più utilizzato dagli italiani, con una percentuale dell’88% degli utenti di Internet che dichiara di usare la piattaforma. Seguono subito dopo Facebook con l’80% e poi ancora Instagram con il 64%. Twitter e LinkedIn sono utilizzati rispettivamente dal 34% e dal 31% degli utenti, Pinterest con il 29%, Snapchat il 16% e l’emergente TikTok con l’11%”. Grafico ricavato dal Rapporto 2020 Casaleggio Associati

 

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Capire le potenzialità e l’impegno che il social branding richiede è fondamentale per chi lo vuole utilizzare. La facilità di accesso e utilizzo dei social media può farlo percepire alla portata di tutti ma il graduale aumento dei termini tecnici nel corso di questo articolo, man mano che si è scesi in dettagli, sottolinea già da sé che si tratta di uno strumento di marketing ed una gestione superficiale può recare danno economico e perdita di tempo.

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